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Questo articolo è stato pubblicato il 10 gennaio 2018 alle ore 10:34.
L'ultima modifica è del 10 gennaio 2018 alle ore 11:33.

10/01/2018

Questa volta si discute sulla natura del titolo edilizio: da una parte, il comune parla di “permesso di costruire in sanatoria” mentre il proprietario, dall'altra, ritiene si tratti di una mera variante in corso d'opera. Il pomo della discordia non è solo formale, bensì di un problema sostanziale: il pagamento degli oneri concessori! L'amministrazione, infatti, qualificando le opere come “sanatoria” pretende il pagamento dell'oblazione (ex art. 36 dPR  n. 380/2001); a conti fatti, si tratta di metter mano al portafoglio e versare al comune oltre 115 mila euro a fronte dei 57 mila stimati dalla proprietà per la variante.

Il TAR fotografa la situazione
Il TAR Milano (Sez. II, sent. 15 marzo 2010, n. 643) accoglie le ragioni del comune. Il progetto originario,...

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