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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2018 alle ore 12:18.
L'ultima modifica è del 16 ottobre 2018 alle ore 14:17.

16/10/2018


Linea dura della Cassazione per le violazioni alla normativa antisismica, e non poteva essere diversamente visti gli eventi (anche recenti) che hanno occupato le cronache. La Sez. VII pen. della Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 42818/2018, rammenta che la disciplina antisismica si applica a tutte le costruzioni realizzate in zona sismica, a prescindere dai materiali impiegati, dalle relative strutture, nonché dalla natura precaria o permanente dell'intervento.

Il caso
Il caso trae origine dall'impugnativa alla sentenza con cui il Tribunale di Foggia aveva condannato un cittadino alla pena di euro 700,00 di ammenda perché ritenuto responsabile dei reati per violazione degli artt. 83, 93 e 95 del D.P.R. 380/2001 ordinando, parallelamente, anche la demolizione del manufatto costruito in violazione della normativa di settore.

Respinte le argomentazioni dell'imputato
L'imputato chiede alla Cassazione di essere assolto con formula piena perché il fatto non costituisce reato. Secondo il cittadino le norme in materia antisismica non avrebbero dovuto trovare applicazione al caso in esame in quanto il manufatto era stato realizzato con materiale prefabbricato; nella sua prospettiva, il manufatto non sarebbe stato qualificabile come opera edilizia e, quindi, non avrebbe dovuto essere sottoposto alla normativa antisismica.

La norma tutela la pubblica incolumità
La Cassazione ricorda che la disciplina antisismica si applica a tutte le costruzioni in quanto mira a garantire la cui sicurezza e la pubblica incolumità a prescindere da ogni considerazione. Si tratta, ribadisce la Cassazione, di un reato di natura formale che "scatta" automaticamente, a seguito del mancato rispetto delle norme, a prescindere dall'esistenza di un danno concreto in quanto la norma mira a permettere alla pubblica amministrazione di effettuare un controllo preventivo sulle costruzioni realizzate in zone sismiche (Cass. pen., Sez. III, sent. 4 novembre 2015, n. 48950 e sent. 17 febbraio 2012, n. 6591).

Legittimo l'ordine di demolizione
Secondo la Cassazione anche l'ordine di demolizione sarebbe del tutto legittimo, anche perché occorre eliminare le opere potenzialmente pericolose per la pubblica e privata incolumità. Sarebbe ininfluente, sotto questo profilo, anche il deposito della domanda di sanatoria.