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Questo articolo è stato pubblicato il 04 settembre 2017 alle ore 16:59.
L'ultima modifica è del 05 settembre 2017 alle ore 11:27.

04/09/2017


Secondo gli esperti dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), l'esposizione agli alcaloidi pirrolizidinici che potrebbero trovarsi negli alimenti rappresenta un potenziale problema per la salute umana.

In natura la coesistenza tra le specie determina la nascita di strategie evolutive che permettono la sussistenza degli organismi, premiando chi meglio si adatta all'ambiente ossia chi casualmente addotta la soluzione migliore. Le piante ad esempio hanno sintetizzato varie tipologie di sostanze tossiche per difendersi dagli animali che le aggredivano. Gli alcaloidi sono tipiche molecole di difesa e molte di queste sostanze organiche vegetali sono utilizzate dall'uomo per i loro effetti farmacologici, organolettici, ecc. (p. es. caffeina, morfina, stricnina).
Non dobbiamo però dimenticare che sono sostanze create per difendersi dagli animali, categoria alla quale noi apparteniamo. Certamente la loro specificità tossica si è evoluta nei confronti di batteri, funghi e insetti, ossia organismi che da molto tempo competono con i vegetali, ma molti meccanismi biochimici e fisiologici accomunano tutto il regno animale.

Gli alcaloidi pirrolizidinici sono un vasto gruppo di tossine prodotte da diverse specie vegetali e presenti nella filiera alimentare, talvolta anche in modo accidentale. Si pensa che tali sostanze possano essere potenziali cancerogeni. Si potrebbero riscontare problemi in particolare per assidui consumatori di tè, di infusioni di erbe o di integratori alimentari. Questi ultimi, se a base di piante produttrici di alcaloidi pirrolizidinici, potrebbero causare tossicità anche per brevi periodi di utilizzo.

Nel 2011 l'EFSA era giunta alla conclusione che sussistevano potenziali preoccupazioni nel lungo termine per la salute di bambini, anche piccoli, che fanno un grande consumo di miele, l'unica categoria alimentare per la quale all'epoca erano disponibili dati sufficienti.

Ora, su richiesta della Commissione europea, gli esperti hanno aggiornato la valutazione del rischio tenendo conto delle stime di esposizione secondo i dati più recenti sui livelli di tali tossine nel miele, nel tè, nelle infusioni di erbe e negli integratori alimentari.

Sono stati individuati 17 alcaloidi pirrolizidinici in alimenti e mangimi che dovranno essere continuamente monitorati ed inoltre si effettueranno ulteriori studi sulla tossicità e sulla cancerogenicità di quelli più comunemente presenti negli alimenti.