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Questo articolo stato pubblicato il 23 novembre 2017 alle ore 12:09.
L'ultima modifica del 23 novembre 2017 alle ore 13:09.

23/11/2017


Con l'ordinanza n. 6194/2017, il TAR del Lazio ha respinto la richiesta di sospendere il decreto interministeriale che introduce l'obbligo di indicazione d'origine del grano nella pasta; il Tribunale ha ritenuto "prevalente l'interesse pubblico volto a tutelare l'informazione dei consumatori, considerato anche l'esito delle recenti consultazioni pubbliche circa l'importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese d'origine e/o del luogo di provenienza dell'alimento e dell'ingrediente primario".

Resta, quindi, confermata l'entrata in vigore del 17 febbraio.

I contenuti del decreto

Il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia debbano avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;

b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di pi Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Se il grano duro coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potr usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

Le indicazioni in etichetta

L'indicazione sull'origine dovr essere apposta in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.