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Questo articolo è stato pubblicato il 06 marzo 2018 alle ore 10:28.
L'ultima modifica è del 06 marzo 2018 alle ore 17:15.

6/3/2018


L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha presentato i dati, raccolti nel periodo 2008-2015, relativi a Listeria monocitogenes. Purtroppo questo microrganismo continua ad aumentare di pericolosità diventando sempre più fattore di preoccupazione. I casi di listeriosi sono aumentati in particolare tra due gruppi della popolazione, ossia gli individui sopra i 75 anni di età e le donne tra i 25 e i 44 anni (per lo più in relazione allo stato gravidico). A conferma di questo si è manifestato ora il peggiore focolaio di listeriosi mai registrato al mondo che ha ucciso 180 persone in Sudafrica, dal gennaio 2017 a oggi.

Ma facciamo un po' di chiarezza: il genere Listeria, appartenente alla famiglia Listeriaceae, è costituito da dieci diverse specie di batteri. Una di queste, Listeria monocytogenes, causa la listeriosi, una malattia che colpisce l'uomo e gli animali. Di questa specie si conoscono ben 13 diversi sierotipi con varia pericolosità.

La suddetta patologia, fortunatamente non frequente, causa spesso gravi sintomi, con elevati tassi di ricovero ospedaliero e mortalità. Nell'UE si segnalano più di mille casi l'anno, con un tasso di mortalità superiore al 10%.

Il Batterio è in grado di adottare diverse ingegnose strategie per sfuggire al sistema immunitario e raggiungere gli organi bersaglio, ad esempio dalle carie dentarie può arrivare al cervello creando gravi danni. La forma più comune della malattia decorre come meningoencefalite accompagnata da severe alterazioni della coscienza, disordini motori e in alcuni casi da paralisi dei nervi cranici. Essa risulta particolarmente pericolosa per le donne in stato di gravidanza poiché può causare la granulomatosi infantiseptica con morte del bambino o gravi forme di meningite o encefaliti.

La Listeria è un organismo quasi ubiquitario, si ritrova nel terreno, nella vegetazione e nelle acque. Anche gli animali, tra cui i bovini, gli ovini e i caprini, possono essere portatori di questo microrganismo patogeno.
Il consumo di cibo o mangime contaminato è la principale via di trasmissione per l'uomo e gli animali. Le infezioni possono verificarsi anche attraverso il contatto con animali o persone infetti.

La cottura con temperature, al cuore del prodotto, superiori a 75 °C uccide i batteri. Tuttavia la Listeria può essere presente in diversi alimenti pronti e, a differenza di molti altri batteri di origine alimentare, tollera gli ambienti salati e le basse temperature (tra +2 °C e +4 °C). Non essendo brava a competere con batteri di altre specie è più facile ritrovarla in alimenti dove questi non sono presenti. Ad esempio sono più pericolosi i formaggi molli di quelli stagionati oppure rischiosi sono anche il salmone e altri pesci affumicati. Si può trovare comunque in diverse categorie alimentari come hamburger di pollo e di suino, salsicce fresche, insaccati freschi, gamberi, latte crudo, ortaggi crudi e gelati. Buone norme di prevenzione consistono nel cuocere bene gli alimenti di origine animale, lavare accuratamente frutta e verdura prima di mangiarla, sistemare gli alimenti cotti e quelli crudi in ripiani separati del frigorifero, quando si cucina, lavare spesso le mani e pulire accuratamente gli utensili e i ripiani di lavoro, consumare i cibi deperibili precotti o già cotti il prima possibile e riscaldare fino a bollire gli avanzi. Inoltre si consiglia di tenere bassa la temperatura del frigorifero, al fine di limitare la potenziale crescita dei batteri. Dai dati infatti si deduce che più del 90% dei casi di listeriosi siano causati dall'ingestione di alimenti ready to eat contaminati e che un terzo dei casi siano dovuti alla crescita del microrganismo durante la conservazione dell'alimento a livello domestico.