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Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2018 alle ore 12:22.
L'ultima modifica è del 28 giugno 2018 alle ore 14:22.

28/6/2018


Nonostante il generale miglioramento della presenza di malattie infettive animali sul territorio italiano, specie nelle regioni del Mezzogiorno, rimane ancora critica la situazione dell'epidemia di brucellosi bovina, che mette l'Italia a rischio nei confronti della Ue per l'inefficacia delle misure per l'eradicazione definitiva e obbliga la proroga delle misure straordinarie per mettersi in regola con l'Europa.

Il Ministero della Salute

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, 25 giugno 2018, n. 145, la attesa Ordinanza 11 maggio 2018 del Ministero della Salute, di Proroga dell'ordinanza 28 maggio 2015 e successive modificazioni, recante: «Misure straordinarie di polizia veterinaria in materia di tubercolosi, brucellosi bovina e bufalina, brucellosi ovi-caprina, leucosi bovina enzootica», che estende di altri 12 mesi, a decorrere dal 25 giugno 2018, le misure sanitarie necessarie ad assicurare un ulteriore calo delle infezioni negli allevamenti e negli capi bovini, in particolare per il contrasto della brucellosi bovina, in linea con le prescrizioni della Ue.

Il provvedimento di proroga ribadisce la necessità di assicurare livelli elevati di tutela della salute animale e di sanità pubblica, attraverso le di attività sorveglianza veterinaria a fronte di malattie animali pericolose per l'uomo, in vista dell'esecuzione entro il 2021 del Regolamento Ue/429/2016, concernente il potenziamento delle misure sanitarie in materia di sanità animale, tenendo conto del generale calo delle principali malattie infettive, ad eccezione della brucellosi bovina.

L'ordinanza di proroga

Il provvedimento del Ministero della Salute conferma e proroga, per la seconda volta, le misure straordinarie e i Piani di eradicazione previsti dalla prima ordinanza del 28 maggio 2015, già prorogata con modificazioni nel 2017, necessarie per rispondere alle raccomandazioni della Commissione Europea per il contenimento e l'eradicazione delle epidemie animali, in particolare nelle Regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Attraverso il potenziamento delle attività veterinarie delle Unità Operative di Sanità Animale, viene garantita l'attuazione delle misure di prevenzione ed eradicazione delle patologie più pericolose per l'uomo.

L'ordinanza prevede a tale scopo il potenziamento dei controlli sanitari sulle aziende e sugli animali, in vista di una riduzione programmata della presenza di ciascuna malattia, di almeno il 10% ogni anno su base regionale, prevedendo la registrazione nella Banca dati nazionale dell'anagrafe zootecnica, proseguendo con le azioni di eradicazione e controllo delle malattie nelle regioni non ancora considerate indenni, anche per tutelare la qualifica sanitaria acquisita nei territori ufficialmente indenni.

La reazione rapida

Le misure prevedono l'obbligo di registrazione, su tutto il territorio nazionale, da parte dei proprietari di animali, per la identificazione dei capi e il monitoraggio delle attività, specie nel caso di movimentazione delle mandrie, come nel caso del pascolo o della transumanza. La tracciabilità, anche elettronica, degli animali è funzionale alla adozione delle idonee e rapide misure sanitarie, in caso di sospetta positività di malattia, imponendo l'avvio di una veloce indagine epidemiologica, con urgente inserimento dei dati dei focolai nel Sistema informativo nazionale per la notifica delle malattie animali (Siman).

Proprio l'eccessiva lentezza nella capacità di reazione e risposta del Servizio Sanitario Nazionale sono state oggetto delle raccomandazioni della Commissione Europea, specie a causa delle carenze nell'inserimento dei dati nel sistema e ritardi nei tempi di avviamento delle indagini epidemiologiche. Le misure straordinarie prevedono, invece, un termine massimo di due giorni per l'inserimento nel Sistema, dal momento del sospetto dell'infezione in caso di tubercolosi, brucellosi e leucosi enzootica in allevamento ovicaprino, bovino e bufalino, per consentire rapidi accertamenti clinici, anatomo-patologici, sierologici, microbiologici o ai rintracci, per la conferma del focolaio e l'individuazione delle strategie e interventi per la rapida estinzione o il contenimento dell'infezione, accertandone le cause di insorgenza.

Gli allevamenti infetti

Una volta identificati gli allevamenti infetti, il Servizio Veterinario deve provvedere entro due giorni alla revoca della qualifica sanitaria, con divieto per il proprietario di abbattimento degli animali e programma di eliminazione entro 15 giorni da parte della autorità del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica delle Asl e dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentali competenti, che possono decide anche dell'abbattimento di tutti i capi allevati nell'impianto interessato, con competenza delle Asl anche per gli eventuali indennizzi.

Una volta escluso il sospetto di infezione o definitivamente estinto il focolaio, sempre entro due giorni il Servizio Veterinario deve aggiornare il Sistema nazionale, cancellando la segnalazione e provvedendo a restituire la qualifica sanitaria all'allevamento, provvedendo alle eventuali verifiche e controlli, debitamente documentati. Il mancato rispetto delle misure straordinarie e degli obblighi previsti da parte degli allevatori e strutture interessati è punito con apposite sanzioni.